IL PREZZO CHE PAGA IL PIANETA

IL PREZZO CHE PAGA IL PIANETA

La fase 1 dell’emergenza Covid è stata caratterizzata da una ritorno della natura con cieli tersi e smog pressoché inesistente, traffico quasi azzerato e gli animali che son tornati ad affacciarsi nelle vie pubbliche poiché i suoni della natura non più coperti dal rumore del traffico. Ebbene: tutto questo è già un ricordo. Lontano. Già dopo una settimana di fase 2 il ricordo era sbiadito.

[Il testo dell’articolo prosegue sull’immagine scansionata del Trentino del 28 agosto 2020, che trovate qui sotto]

“Noi veri Civici dal 2005, con gli stessi valori”

“Noi veri Civici dal 2005, con gli stessi valori”

Rovereto deve ripartire dalla Bellezza

I “Civici con Francesco Valduga” – la forza politica più consistente nella maggioranza del Sindaco Valduga nella consiliatura uscente – rappresentano la continuità con il movimento civico presente sulla scena politica roveretana dal 2005.
Mettiamo in primo piano la valorizzazione del pensiero e delle competenze dei singoli componenti, in opposizione ai rigidi schemi di una “certa politica”, con la capacità di adeguarci e rigenerarci nel tempo, e coniugando contemporaneamente la continuità dell’azione politica e la stabilità dei valori civici. Gli stessi valori che hanno fatto grande il Trentino: il popolarismo, l’autonomia, la laicità.

Per questi motivi abbiamo iniziato un percorso di confronto con altre forze politiche alla ricerca di un metodo nuovo di fare politica, arrivando ad abbracciare convintamente l’idea della coalizione che oggi si presenta a sostegno di Valduga.
In Lista proponiamo candidati giovani, entusiasti e pronti ad intraprendere un’esperienza politica fatta di atti concreti e valori che si antepongono al populismo ed al sovranismo.
Altro segno di apertura da parte dei “Civici con Valduga” è stato il dialogo con Azione e Italia Viva, partiti il cui manifesto politico non si discosta molto da quello del nostro movimento, con l’inserimento in Lista di donne e uomini da loro proposti, che hanno dato ulteriore slancio ad un gruppo unito a sostegno del Sindaco Francesco Valduga e al suo programma amministrativo, che sottoscriviamo in toto, all’interno del quale cercheremo di sviluppare punti caratterizzanti della nostra Lista:

  1. Rovereto riparte dalla Bellezza: da una “Città Europea” aperta al dialogo internazionale e sempre più attrattiva, inclusiva, innovativa, sicura ed eco-sostenibile.
  2. Rovereto città della cultura urbana, del turismo territoriale, dell’impresa green e della filiera corta per un innovativo commercio locale;
  3. Rovereto città con vocazione storica legata alla formazione e all’impresa. Da scuole primarie e secondarie fino ad Università e ricerca applicata: una città creativa attenta a costruire il futuro;
  4. Rovereto “che ascolta”: attenta ai nuovi talenti, all’universo femminile, all’età argento ed alle fasce più deboli della società attraverso solidarietà, integrazione, semplificazione e sostegno all’associazionismo;
  5. Rovereto città sempre più facile ed accessibile, con una qualità urbana fatta di spazi condivisi per la mobilità e luoghi da riscoprire per nuove forme di socialità e aggregazione.
Dal quotidiano “L’Adige”, 2 settembre 2020
I 32 volti della lista “Civici con Francesco Valduga”, dal quotidiano “L’Adige” del 2 settembre 2020
Tomazzoni lascia dopo 20 anni: «Non si vive facendo l’assessore»

Tomazzoni lascia dopo 20 anni: «Non si vive facendo l’assessore»

L’addio eccellente alla politica attiva. In giunta con Guglielmo Valduga e ora con il figlio Francesco. “Io sono architetto e urbanista e gli incarichi pubblici mi vietano di lavorare. Un sacrificio che non posso permettermi in eterno”

ROVERETO. Vent’anni fa, al suo primo impegno in consiglio comunale, Maurizio Tomazzoni aveva 40 anni. Architetto, socialista come formazione, erede politicamente e culturalmente dei valori del padre Giancarlo. Negli ultimi vent’anni è stato ininterrottamente tra i protagonisti della vita amministrativa roveretana. Nel 2005 assessore con Guglielmo Valduga, consigliere sempre per i Civici dal 2010 al 2015, assessore dal 2015 ad oggi con Francesco Valduga, dopo essere stato rieletto consigliere con 199 preferenze. La sua è l’assenza che si nota di più, scorrendo le liste dei candidati alle prossime comunali.

L’addio dopo 20 anni Domanda scontata ma quasi obbligatoria: perché?«Perché 20 anni, appunto, sono tanti. Si sono succedute stagioni politiche diverse. Posso dire con orgoglio di avere lasciato qualcosa: sono soddisfatto di quello che ho fatto. Soprattutto pensando al piano urbanistico del 2009, che cambia la lettura del territorio introducendo i concetti di equità e di paesaggio, ma anche all’arrivo a Rovereto del Geco, il centro di documentazione cartografica. Un elemento essenziale per la lettura paesaggistica del territorio, perché la storia coi suoi segni è elemento chiave del paesaggio. Poi nell’ultima legislatura ho contribuito con altri ad un cambio di passo che ritengo decisivo per la cultura: l’esperimento di palazzo Sichardt, un nuovo approccio al museo.

La cultura per tutti Un esperimento che mette in dichiarato rapporto cultura, territorio e turismo, ma che cerca anche di dare una dimensione popolare alla cultura. La stessa che abbiamo voluto come chiave per la rilettura dei grandi personaggi di Rovereto: Rosmini, Zandonai, gli archeologi. Loro stessi avevano la convinzione che la cultura dovesse raggiungere tutti. È un percorso iniziato, tutt’altro che completato, ma importante».A maggior ragione, perché lasciare invece di portarlo avanti?«In un gruppo formato come quello dei Civici nulla è legato a una sola persona. C’è un gruppo di lavoro impostato che porterà avanti queste cose. Continuerò a farne parte, anche senza essere in consiglio. Così come chi mi seguirà andrà avanti su queste linee, che sono anche nel programma. Ma comunque, appunto, sono passati 20 anni. Credo sia giusto ci sia un ricambio nei ruoli amministrativi, e io la mia stagione l’ho vissuta».

«Ho bisogno di lavorare» «Continuerò a fare politica prosegue – ma ho voglia e anche bisogno di tornare anche alla mia vita professionale, che ho dovuto di fatto sospendere per fin troppo tempo».Troppo gravoso sommare i due impegni?«Non solo e forse nemmeno tanto: il problema vero è che per un libero professionista nel settore tecnico, fare politica attiva e amministrazione significa dover rinunciare a lavorare».

Il nodo dei tecnici «Da architetto (ma da geometra o ingegnere sarebbe lo stesso) non puoi lavorare – spiega – nel comune di cui sei amministratore, e la Provincia ha adottato la linea di escluderti anche da qualsiasi incarico pubblico sull’intero Trentino. Io mi occupo di urbanistica: ovvio che i miei riferimenti lavorativi possono essere quasi esclusivamente enti pubblici. In due mandati da assessore maturi una esperienza preziosa, ma non la puoi utilizzare. E mentre resti sospeso, impegnato in una esperienza straordinaria ma che consideri temporanea, finisci fuori dal mercato. Da assessore hai una indennità paragonabile a uno stipendio da metalmeccanico, ma nessun ammortizzatore sociale né contributi per la pensione. Insomma, avevo l’orgoglio di fare qualcosa per la mia comunità e potevo permettermelo, quindi l’ho fatto. Nessun rimpianto, anzi sono felice di averlo potuto fare. Ma ora devo pensare anche alla mia vita personale».

No alla politica per professione Una alternativa poteva essere puntare tutto sulla politica.«Infatti. La scelta era tra diventare un politico di professione, o tornare a fare l’architetto e il pianificatore. Ma i politici di professione mi fanno orrore, quindi le opzioni si riducevano a una soltanto».Quindi tornerà a fare il tecnico, pur non lasciando la politica. Anzi, è recentissima la sua adesione ad “Azione”. Come mai? «I Civici hanno sempre avuto tra le loro fila persone che si riconoscevano in partiti tradizionali: resto nei Civici ma aderisco ad Azione. Peraltro in passato non ho mai avuto altre tessere di partito, se non quella dei Laburisti. Comunque in questo momento Azione mi sembra tra i partiti di centrosinistra l’unico a non avere una impostazione populista: per questo la mia adesione. Continuerò a interessarmi di politica, assolutamente. Solo non sarò in Consiglio. Ma ripeto, con queste norme bisogna poterselo permettere. Un dipendente somma l’ indennità allo stipendio, un pensionato perde parte della pensione ma ragiona in modo diverso. Un tecnico libero professionista deve rinunciare a lavorare e rischia di restare tagliato fuori. Un problema non solo mio, ovviamente. Infatti rischia di escludere una intera categoria dalla vita politica attiva, almeno a livello locale».

Luca Marsilli, dal quotidiano Trentino, martedì 18 agosto 2020

Immagine Matteo Festi ©

L’idea di Zuccatti: «Un festival per Zandonai»

L’idea di Zuccatti: «Un festival per Zandonai»

La proposta. Oggi la sua musica è quasi ignorata: potrebbe dare di nuovo lustro alla città

ROVERETO. Quello di Zandonai è un genio indiscusso tra gli esperti ed appassionati di musica. Ma rimane quasi sconosciuto – soprattutto, la sua musica – alla stragrande maggioranza dei suoi concittadini. «Da roveretano, e da musicista – scrive Simone Zuccatti – mi sono sempre chiesto perché fosse così difficile poter ascoltare musica di Riccardo Zandonai non solo nella sua città e nel suo teatro, ma ovunque in giro per il mondo. Forse perché l’organico di molti brani del maestro risulta oggi troppo oneroso per la maggior parte delle orchestre? Oppure perché egli scrisse principalmente opere liriche che, a causa del monopolio di nomi quali Verdi, Puccini e Mozart, sono oggi inevitabilmente sparite dai titoli di repertorio? C’è purtroppo un fondo di verità in entrambe queste considerazioni, tuttavia ritengo che l’impegno, la volontà e le idee dei singoli possano in qualche maniera ovviare a queste problematiche di carattere puramente economico.

Mi sono imposto di indagare nella grande produzione ancora inedita di Zandonai, per trovare materiale originale ed interessante, che fosse eseguibile con mezzi modesti e facilmente fruibile. Ho lavorato ad un corposo progetto di recupero e riscoperta di manoscritti di Zandonai, eseguiti dall’Orchestra da Camera “Spettro Armonico” sotto la mia direzione nel 2019 in occasione del 75° anniversario dalla morte del compositore. A testimonianza di questo lavoro è stato registrato un disco di prossima uscita, e il mio auspicio è che questo progetto prosegua, ed anzi diventi parte di un programma interdisciplinare più strutturato e coordinato direttamente dal Comune. Al momento varie istituzioni e realtà locali stanno lavorando a diversi aspetti di questa riscoperta zandonaiana, ma sarebbe utile che tutti i soggetti culturali cittadini le cui attività in qualche modo tocchino la figura di Zandonai (sotto il profilo storico e musicale) possano lavorare in sinergia per produrre materiale musicologico, e allo stesso tempo organizzare eventi per far diventare Rovereto non solamente la città dei vari Depero, Rosmini e Mozart… ma anche la città di Riccardo Zandonai.

Desidero quindi suggerire l’istituzione di un vero e proprio “Festival Zandonai”, un’occasione in cui si susseguano manifestazioni di vario genere e nel quale le vie della città – e finalmente anche il Teatro! – risuonino delle note del maestro: convegni di studi, concerti, musica nelle strade e in filodiffusione, incontri nelle scuole e visite ai luoghi zandonaiani (dalla casa natale al magnifico Teatro che porta il suo nome, che dovrebbe perciò diventare un’attrazione turistica, sempre aperto e fruibile dal pubblico), e così via. Nel segno della “continuità”, ritengo dunque valga la pena di proseguire l’importante lavoro di riscoperta delle musiche del maestro e metterle a disposizione della collettività attraverso un Festival – che potrebbe avere cadenza annuale o biennale. Un’occasione unica per Rovereto, in cui celebrare un cittadino che merita di tornare a dare lustro alla propria città non solamente nella forma astratta di un nome scolpito sulla facciata di un teatro, bensì attraverso le note concrete ed udibili della sua splendida musica».

Dal quotidiano Trentino, giovedì 20 agosto 2020

Uno scatto dal concerto dello scorso ottobre in cui l’Orchestra “Spettro Armonico” eseguì musiche rare ed inedite di Riccardo Zandonai

«Viale Trento è cambiato ed è un nostro successo»

«Viale Trento è cambiato ed è un nostro successo»

Circoscrizione Nord. Il bilancio di Andrea Miniucchi. Dopo le grandi tensioni iniziali il progetto è stato compreso. Importante anche la prima “progettazione partecipata” per il parco pubblico

Rovereto. Il nuovo viale Trento e l’area dell’ex mercatino biologico sono il presente, il recupero dell’ex cava Manica e lo sviluppo del bosco della città sono le azioni per il futuro. Il presidente della Nord Andrea Miniucchi traccia il bilancio di questi 5 anni di legislatura in circoscrizione tra opere realizzate e programmi per il futuro: “Il Consiglio della circoscrizione – spiega Miniucchi – si è svolto regolarmente per l’intero mandato. L’assidua presenza dei consiglieri ha garantito il numero legale, ha consentito lo svolgimento regolare delle sedute e gli stessi consiglieri hanno sempre dimostrato attenzione ai temi che hanno interessato la vita e le necessità del quartiere.

Su tutto, viale Trento La più importante e impegnativa esperienza è quella relativa al progetto di riqualificazione del lato est di viale Trento. I presupporti del progetto, discussi in circoscrizione e risalenti a richieste che la stessa circoscrizione aveva fatto all’amministrazione comunale a partire dall’anno 2005, hanno trovato concretizzazione in un progetto che mirava alla messa in sicurezza del viale a alla sua completa riqualificazione. Al di la dei giudizi di carattere estetico è fuori dubbio che a lavori ultimati il dibattito è stato ricondotto alla giusta dimensione e sono prevalse le motivazioni che hanno dato origine al progetto. In concomitanza con l’esecuzione dei lavori del viale Trento è stata avviata, su proposta della Circoscrizione e grazie all’apprezzamento del sindaco e dell’amministrazione comunale, la progettazione partecipata dell’area dell’ex mercatino biologico.

Il parco “partecipato” Il progetto finalizzato a trasformare l’area dismessa in un nuovo parco è stato redatto, per la prima volta a Rovereto, con procedura partecipata coinvolgendo le associazioni operanti nel quartiere. I lavori in fase di ultimazione riconsegneranno alla città un nuovo parco e soprattutto ai ragazzi e alle persone che hanno partecipato al laboratorio la consapevolezza che lo spazio pubblico è un bene della comunità. Un “bene comune” consegnato ai cittadini perché se ne approprino e se ne prendano cura. Il consiglio comunale ha evidenziato la necessità di porre rimedio al traffico di attraversamento in prossimità del nodo di Sant’Ilario. Si è sempre ribadita a gran voce la necessità di spostare il traffico di attraversamento e consentire la riqualificazione della periferia nord della città dove sono presenti numerose aree in attesa di trasformazione e di edifici dismessi (ex mangimificio SAV) per i quali si rende necessario individuare nuove strategie d’uso. La demolizione della costruzione, che prevede tra l’altro la conservazione dell’edifico della storica caserma austroungarica, mette al centro del dibattito urbanistico il futuro utilizzo dell’area, anche in considerazione dell’ormai superato progetto Itea di farne spazi residenziali”.

Il futuro è la ex cava Manica Quindi uno sguardo al futuro: “Andrà fatto un ragionamento – conclude Miniucchi – sull’ex cava Manica (laghetto Verde): considerato che il laghetto del Leno non verrà utilizzato per la pesca sportiva si propone di attrezzare il laghetto verde per tale scopo. Lo sviluppo delle potenzialità del bosco della città come grande spazio verde, favorire il coinvolgimento degli abitanti anche attraverso una riforma del funzionamento dei consigli circoscrizionali che garantisca la pluralità delle idee attraverso il coinvolgimento fattivo delle persone. Proseguire con la riqualificazione degli spazi pubblici del quartiere ed in particolare delle aree verdi e di piazza della Pace. L’emergenza sanitaria ha evidenziato la necessità di disporre di spazi attrezzati all’interno della città”.

Paolo Trentini, dal quotidiano Trentino, venerdì 14 agosto 2020

“Parco della ruina, un progetto che strizza l’occhio al turismo”

“Parco della ruina, un progetto che strizza l’occhio al turismo”

Non solo il golf. Tomazzoni: “Abbattuto l’ex Aragno abbiamo spalancato la porta su un polo di immensa potenzialità. Dalle occasioni di fare sport (boulder, downhill, corsa) fino alla cava da trasformare in anfiteatro per concerti”

Rovereto. L’ex Aragno è stato abbattuto. Ora, di fronte ai laghetti e al biotopo di Marco, lungo la statale c’è un’area vuota che però suggerisce una domanda quasi scontata. E adesso? Certo, già la demolizione del rudere ha dato maggiore dignità all’area, ma è lecito chiedersi che cosa ha intenzione di fare l’amministrazione pubblica per valorizzare il posto. L’idea di massima c’è, ed è legata al ragionamento che l’assessore all’urbanistica Maurizio Tomazzoni ha della città green. «Ci sono tre punti focali – spiega: il Bosco della città, che io chiamerei parco, l’attraversamento del Leno e il parco della ruina dantesca; tre realtà che offrono alla città, ma potenzialmente a tutto il movimento turistico, occasioni di miglioramento della vita ed economici».

Le potenzialità Sulla zona della ruina, alcuni ragionamenti negli anni sono stati fatti, ma forse avulsi dal contesto, cioè troppo settoriali e specifici. «Ora che è stato abbattuto quell’edificio è come se avessimo aperto una porta verso tutto il patrimonio che c’è lì attorno: pensiamo all’aspetto naturale, alla geologia; alle orme dei dinosauri e alla flora; allo sport (arrampicata, forse il golf, down hill che mi dicono già praticato in abbondanza) fino alla didattica».Ma come tradurre tutto in qualche cosa di concreto? «È chiaro – dice – che ci vuole l’intervento di un privato. Il Comune, dal canto suo, è prontissimo ad ascoltare proposte e ad aprire un bando, disposto a ragionare sulla valorizzazione di un paesaggio, ma senza comprometterne l’integrità. La logica è quella che per salvare l’ambiente non è vero che bisogna lasciare tutto com’è e che la natura faccia il suo corso, quanto piuttosto governare la situazione, tenendo conto che se l’ambiente non viene curato rischiamo di perderlo. Le orme dei dinosauri? Tra vent’anni saranno sparite se lasciamo fare alla natura. Serve invece attenzione e assecondare le tracce che l’uomo ha lasciato nel paesaggio. Penso alla cava Lastiela che sta proprio dietro l’ex Aragno. Non sarebbe uno splendido anfiteatro per farci spettacoli e concerti?».

Un unico sistema L’invito di Tomazzoni è di vedere però quell’area come un sistema unico. Al posto dell’ex Aragno potrebbe nascere una struttura (anche più grande della precedente) capace di ospitare un hotel, la club house del golf (da far snodare tra i massi della ruina senza comprometterne lo stato dell’arte), ma anche una sala conferenze, un centro espositivo o di studio. Insomma, dovrebbe essere appunto la porta d’accesso a tutto il polo della ruina dantesca, alla sua storia, alla sua conformazione, alla sua natura e al suo oggetto di trasformazione ad opera dell’uomo. «Vicino c’è poi un impianto sportivo che ovviamente va inserito in questo contesto. Facile immaginare il turista che scende a Mori Stazione e in pochi minuti arriva ai piedi della ruina, con un colpo d’occhio che abbraccia tutto. Facile anche pensare poi ai collegamenti, magari con una piccola funivia verso le orme e con navette verso la città».

Robert Tosin, dal quotidiano Trentino, sabato 8 agosto 2020

Un “laboratorio” per cercare i nuovi luoghi della socialità

Un “laboratorio” per cercare i nuovi luoghi della socialità

Il gruppo di lavoro. L’emergenza virus ha cambiato l’approccio dei roveretani nei confronti della città e degli altri. Architetti, ingegneri, artisti suggeriscono la riscoperta di spazi spesso ignorati che diventino le nuove piazze post Covid

ROVERETO. La pandemia e il conseguente lockdown hanno cambiato, forse per sempre, anche il nostro modo di vivere e l’approccio sociale. Anche oggi, con l’emergenza più lontana, evitiamo baci e abbracci, giriamo al largo, se vediamo troppa gente non andiamo ad aggiungerci al numero. Reazioni forse inconsce che però dimostrano un riflesso forte sulla nostra società di quanto successo. Da qui prende forma il “laboratorio” che è stato lanciato poco più di un mese fa da Maurizio Tomazzoni, assessore alla cultura e all’urbanistica. Al bando aperto avevano risposto 21 soggetti tra gruppi e singoli, architetti, ingegneri e anche artisti. Il loro compito: ripensare gli spazi della socialità. «Così il Covid diventa un’opportunità – spiega l’assessore – perché ci spinge a immaginare quali siano le nuove esigenze di una comunità sicuramente cambiata dopo il lockdown. Il Comune lo ha dovuto fare perché oggi si trova di fronte alle necessità di ristudiare gli spazi. Quelli culturali, per esempio: non più spettacoli con assembramenti e con regole rigide e limitanti; fiere con distanze precise; punti di aggregazione che rispondano a determinati requisiti. Ci siamo imposti di andare oltre l’emergenze e di studiare, con dei professionisti, come venire incontro alle nuove necessità. La risposta c’è stata e anche entusiasmante perché sono uscite tantissime idee. Alcune le stiamo già mettendo in pratica. Ma quella di fondo è estremamente interessante. Nell’affrontare la tematica degli spettacoli che non sono più spendibili nelle nostre piazze, siamo andati in città alla ricerca di spazi più piccoli, ma non banali, quegli spazi che sono i piccoli-grandi tesori della città, magari poco conosciuti ma che ora si prestano esattamente al duplice scopo di soddisfare le esigenze degli eventi e dare nuovi punti aggreganti e identitari ai roveretani. Un primo esempio lo abbiamo avuto aprendo le piazze ai plateatici. È stato un po’ come ridare ai pedoni gli spazi che le auto avevano sottratto loro negli anni e così li hanno fatto propri riscoprendo un nuovo e diverso punto aggregativo. O pensiamo a via Rialto, considerata solo asse di passaggio per “tagliare” la città: buttando fuori due tavolini e chiudendola per qualche ora è diventata più viva e più vivibile, il pedone si sente giustamente in diritto di ritenerla sua, fermarsi a fare due chiacchiere, rendendo l’auto un’intrusa. Il virus ha in qualche modo accelerato questa esplorazione di nuovi luoghi o la riscoperta di quelli poco considerati, come il Bosco della città che in estate ha visto un vero e proprio boom di presenze, di gente che ha scoperto che in un quarto d’ora a piedi siamo nel giardino della città per eccellenza. E poi anche il Leno, visto sempre come un segno di divisione della città ed è invece è una grande opportunità. Il “Laboratorio” suggerisce questi spazi e con alcuni piccoli accorgimenti si possono rendere utilmente fruibili. Il gruppo di idee è trasversale: è stato affiancato ai festival e all’organizzazione di manifestazioni, ma anche all’assessorato all’istruzione: anche le scuole hanno spazi da pensare; e al mondo delle associazioni che devono, anche loro, ridisegnare il loro approccio alle iniziative che organizzano».

Robert Tosin, quotidiano Trentino, 26 luglio 2020

Immagine ©tommaso-prugnola dal sito www.visitrovereto.it

«LA NOSTRA CULTURA HA BISOGNO DI CONTINUITÀ»

«LA NOSTRA CULTURA HA BISOGNO DI CONTINUITÀ»

L’intervento. Il direttore d’orchestra Zuccatti a sostegno di un “Valduga bis”

Rovereto. Tra i tanti temi di una campagna elettorale, a Rovereto non può mancare la cultura. E per Simone Zuccatti, direttore d’orchestra ed esponente dei “Civici”, la cultura ha bisogno di una scelta di continuità. «Rovereto è storicamente considerata “l’Atene del Trentino”, luogo d’incontro della cultura germanica ed italica. Per le vie della città ci si imbatte in edifici signorili meravigliosi, da Palazzo Alberti-Poja a Palazzo Grillo fino al gioiellino Palazzo Sichardt; si incontrano musei e testimonianze storiche di altissima rilevanza culturale, dal Museo della Guerra al Mart, passando per il Museo Civico, Casa Mozart, Casa Rosmini e Casa Depero, oltre a numerosissime istituzioni culturali. Senza ovviamente dimenticare Campana e Ossario.

Rovereto fu appunto la “casa”, la dimora natale o artistica dei già citati Rosmini e Depero così come dell’archeologo Paolo Orsi, della poetessa Bianca Saibanti e di suo figlio Clementino Vannetti, del filosofo Girolamo Tartarotti, della baronessa “illuminata” Eleonora Piomarta, dello scultore Fausto Melotti, dell’architetto Gino Pollini (padre del celebre pianista Maurizio), dei musicisti Renato Dionisi e Riccardo Zandonai e di molti altri uomini e donne di cultura. Personalità illustri e di statura non solamente locale, e delle cui eredità culturali Rovereto è totalmente permeata e per le quali la Città della Quercia ne fu culla del talento, piuttosto che meta di viaggio o luogo di vita, studio o ispirazione.

Negli ultimi anni ho potuto verificare da vicino lo straordinario impegno dell’amministrazione comunale in questo settore così variegato, che ha ricevuto una notevole spinta alla produzione e condivisione artistica tout court. Penso ai bellissimi progetti legati alla figura di Antonio Rosmini; all’affermazione di realtà musicali cittadine come le bande ed i cori; al sostegno e alla crescita di molte piccole realtà associative; all’aumento delle istituzioni universitarie, dalle nuove facoltà ai centri di ricerca come il GeCo; alla rinascita e al consolidamento del Teatro Zandonai, dalle fortunate stagioni di prosa fino ai festival di danza e l’opera lirica; ed infine penso ai progetti musicologici, musicali e discografici di riscoperta della musica di Riccardo Zandonai. Ma soprattutto penso al definitivo superamento del dualismo fra le due associazioni mozartiane della città; “conflitto” e sovrapposizione artistica che nessuno era riuscito a risolvere in 30 anni e che finalmente ha trovato una nuova dimensione nel Festival SetteNovecento, grazie alla pazienza e all’indubbia capacità di “visione” di questa amministrazione.

Tutto ciò mostra quanto Rovereto sia un luogo fertilissimo per la produzione culturale ed artistica in ogni settore – risultando evidentemente una città a forte vocazione turistica – ed è quanto mai necessario proseguire sulla strada intrapresa, per completare molti progetti e per favorire lo sviluppo di altri che sono in cantiere. Penso al progetto sui Lavini (dalla Ruina Dantesca alle orme dei dinosauri) e all’idea di riunire e collegare tutto il centro storico guardando al Leno come ad una risorsa in più e non semplicemente ad un elemento di separazione fisica delle zone della città. In questo senso, per citare un concetto emerso dal Coordinamento dei “Civici per Rovereto” del quale faccio parte, la vera “discontinuità” è la “continuità”. In un territorio storicamente abituato all’alternanza politica, mai come in questo momento la vera rivoluzione, l’unica reale innovazione può e deve essere rappresentata dalla concretezza, dalla serietà e dalla continuità dell’azione amministrativa e di politica culturale impostata in questi ultimi anni».

Il Trentino, 24 luglio 2020

L’interramento dei binari in città surriscalda la campagna elettorale

L’interramento dei binari in città surriscalda la campagna elettorale

Trentino, 12 luglio 2020

Chi può dire che non sia una bella idea quella di interrare la linea ferroviaria tra la Baldresca e la rotatoria del Quercia per “ricurire” la città oggi divisa dai binari? Nessuno visto che, tra l’altro, se ne parla da decenni. Ora la proposta viene rispolverata (e aggiornata ovviamente) dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti sulla base dell’accelerazione del governo che mette a disposizione nuovi fondi (per Rovereto il costo preventivato è di 400 milioni) sui cantieri ferroviari. E il tema dell’interramento ferroviario (in superficie prevista una strada che forse eviterebbe la tangenziale ovest) surriscalda il confronto politico in vista anche del voto amministrativo. L’assessore all’urbanistica e attività culturali Maurizio Tomazzoni non si accontenta dell’idea ma parla della necessità di «una profonda riflessione urbanistica» ed oltre agli aspetti positivi ma anche quelli negativi dettati sia dai tempi di realizzazione («minino 20 anni») sia dal «rischio di bloccare nella morsa del traffico Rovereto per altri decenni». Dal canto suo, invece, il candidato del centrodestra-civici Andrea Zambelli afferma che «l’interramento ferroviario nel tratto cittadino conferma nei fatti la volontà della Provincia di metter Rovereto al centro del proprio piano di sviluppo strategico del Trentino dei prossimi anni. Coma mai avvenuta nel passato. E in questo caso la sintonia tra governo provinciale e il futuro governo cittadino da parte della coalizione che guido non potrà che accelerare tali percorsi».Pozzer: noi ci siamo
E i Verdi che dicono? Ruggero Pozzer ricorda che la proposta «fa parte da molto anche del bagaglio propositivo dei Verdi… e che era stata sintentizzata nel documento trasmesso dal mio gruppo al consiglio comunale… Può apparire fuori luogo per i Verdi assecondare proposte di una Giunta provinciale leghista, ma quando l’idea è buona e giusta la condivisione è conseguente».L’assessore Tomazzoni parla di scenari «molto interessanti… Su tutti prevale quello di poter immaginare una città non più divisa dal netto taglio invalicabile dei binari (e della strada statale), ma con est ed ovest collegati da uno spazio prevalentemente pedonale e ciclabile con una stazione aperta sui due lati della città ove possa avvenire una facile intermodalità di trasporto. Immaginare è sempre possibile, e lo sblocco di ingenti risorse per opere pubbliche consente di farlo. Necessario però far precedere un progetto di tale epocale portata, da una profonda riflessione urbanistica. Guai se ancora una volta, prima si fa l’opera, e poi si aspetta di capire quali sono le conseguenze… Si aprirebbe uno spazio di collegamento tra la zona di S. Giorgio sempre più a vocazione didattica e artigianale, e creerebbe un grande asse tra la ex Manifattura Tabacchi di Sacco, il polo Meccatronica, e corso Rosmini fino a raccordarsi col corso Bettini, che ospitano edifici scolastici ed universitari». Tomazzoni: le note dolentiTutto bene, dunque? Non proprio. E qui per Tomazzoni arrivano le note dolenti: « I tempi di realizzazione che devono prevedere un by-pass ferroviario da qualche parte. Il fatto che tutti i progetti di cui qualcuno già finanziato con interramenti vari, che saltano col rischio di bloccare nella morsa del traffico Rovereto per altri decenni. Infine una serie di questioni. Primo: tale interramento prevede di portarsi sotto terra anche la Tav? Secondo: interrare significa liberare la città da un taglio netto, oppure solo per la secante? Se così fosse tanto vale lasciarle affiancate come ora, altrimenti la tangenziale ovest diventa ancora di più necessaria per non vanificare l’idea di una futura saldatura tra le parti di città. Terza una considerazione che fa parte di una valutazione politico-urbanistica: a Roma e poi a Trento, se si decide di investire cifre così importanti per la ferrovia (non bastano certo le briciole pensate dalla Pat: con 400 milioni si fanno poco più degli studi di fattibilità), evidentemente si è ritenuto che la Valdastico (che a mio avviso è e resta PiRuBi, ad indicare anche la datazione dell’idea), è superata. O si investe nella gomma o si investe nel ferro. Lo ha capito anche A22 col tunnel di base, forse potremmo capirlo anche qui» conclude Tomazzoni.Zambelli: ritardi della sinistra«Da almeno trent’anni Rovereto – afferma Zambelli – non riesce ad adeguare le proprie infrastrutture viarie a causa di amministrazioni incapaci di assumere decisioni e di dare concretezza alle legittime attese della città. Limitandosi agli ultimi cinque anni il consiglio comunale uscente in termini di previsioni infrastrutturali non è stato in grado di svolgere il suo lavoro – cioé scegliere – impantanando la città in un eterno presente senza prospettive. Ora questa proposta che va salutata come la grande occasione per concretizzare idee sedimentate da decenni. Strano che colga di sorpresa gli attuali amministratori che forse non conoscono la storia della pianificazione urbanistica di Rovereto…» Per Zambelli l’opera, visto quanto fatto a Genova con il nuovo ponte Morandi, potrebbe essere pronta anche in meno di 7-8 anni «con una serrata collaborazione tra le istituzioni coinvolte. E’ un auspicio che la comunità roveretana si merita di veder soddisfatto visti i ritardi decennali dovuti a inerzie e disinteresse da parte delle varie amministrazioni di sinistra, locale e provinciale, che hanno governato con lo scopo di accentrare risorse quasi unicamente nel capoluogo verso il quale sono confluite anche funzioni di pregio sottratte a Rovereto… In questo contesto sarà necessario che la soluzione dell’attraversamento della città verso ovest sia accompagnata da una altrettanto valida soluzione viabilistica verso est. L’attuale amministrazione ha riesumato per pura opportunità elettorale, e anche in contraddizione con posizioni assunte in passato dai propri singoli componenti, la strada di gronda, ma senza la necessaria convinzione per darne attuazione concreta. E’ tempo che la soluzione che verrà ritenuta opportuna anche verso est sia affrontata e risolta con gli stessi metodi e criteri con cui si sta profilando la soluzione verso ovest».

Binari interrati, sopra una strada

Binari interrati, sopra una strada

Il sindaco di Rovereto, Franceco Valduga, è basito, tanto per usare un eufemismo. «Questa cosa me la sta dicendo lei per la prima volta. Dalla Provincia non mi è arrivato nessun messaggio di questo tipo. Anzi, giusto ieri mi è arrivata una lettera a firma Maurizio Fugatti che sulla ferrovia e sulla stazione mi conferma gli accordi che avevamo sottoscritto nel nostro protocollo. Non c’è una riga che accenni all’idea dell’interramento»