“Parco della ruina, un progetto che strizza l’occhio al turismo”

“Parco della ruina, un progetto che strizza l’occhio al turismo”

Non solo il golf. Tomazzoni: “Abbattuto l’ex Aragno abbiamo spalancato la porta su un polo di immensa potenzialità. Dalle occasioni di fare sport (boulder, downhill, corsa) fino alla cava da trasformare in anfiteatro per concerti”

Rovereto. L’ex Aragno è stato abbattuto. Ora, di fronte ai laghetti e al biotopo di Marco, lungo la statale c’è un’area vuota che però suggerisce una domanda quasi scontata. E adesso? Certo, già la demolizione del rudere ha dato maggiore dignità all’area, ma è lecito chiedersi che cosa ha intenzione di fare l’amministrazione pubblica per valorizzare il posto. L’idea di massima c’è, ed è legata al ragionamento che l’assessore all’urbanistica Maurizio Tomazzoni ha della città green. «Ci sono tre punti focali – spiega: il Bosco della città, che io chiamerei parco, l’attraversamento del Leno e il parco della ruina dantesca; tre realtà che offrono alla città, ma potenzialmente a tutto il movimento turistico, occasioni di miglioramento della vita ed economici».

Le potenzialità Sulla zona della ruina, alcuni ragionamenti negli anni sono stati fatti, ma forse avulsi dal contesto, cioè troppo settoriali e specifici. «Ora che è stato abbattuto quell’edificio è come se avessimo aperto una porta verso tutto il patrimonio che c’è lì attorno: pensiamo all’aspetto naturale, alla geologia; alle orme dei dinosauri e alla flora; allo sport (arrampicata, forse il golf, down hill che mi dicono già praticato in abbondanza) fino alla didattica».Ma come tradurre tutto in qualche cosa di concreto? «È chiaro – dice – che ci vuole l’intervento di un privato. Il Comune, dal canto suo, è prontissimo ad ascoltare proposte e ad aprire un bando, disposto a ragionare sulla valorizzazione di un paesaggio, ma senza comprometterne l’integrità. La logica è quella che per salvare l’ambiente non è vero che bisogna lasciare tutto com’è e che la natura faccia il suo corso, quanto piuttosto governare la situazione, tenendo conto che se l’ambiente non viene curato rischiamo di perderlo. Le orme dei dinosauri? Tra vent’anni saranno sparite se lasciamo fare alla natura. Serve invece attenzione e assecondare le tracce che l’uomo ha lasciato nel paesaggio. Penso alla cava Lastiela che sta proprio dietro l’ex Aragno. Non sarebbe uno splendido anfiteatro per farci spettacoli e concerti?».

Un unico sistema L’invito di Tomazzoni è di vedere però quell’area come un sistema unico. Al posto dell’ex Aragno potrebbe nascere una struttura (anche più grande della precedente) capace di ospitare un hotel, la club house del golf (da far snodare tra i massi della ruina senza comprometterne lo stato dell’arte), ma anche una sala conferenze, un centro espositivo o di studio. Insomma, dovrebbe essere appunto la porta d’accesso a tutto il polo della ruina dantesca, alla sua storia, alla sua conformazione, alla sua natura e al suo oggetto di trasformazione ad opera dell’uomo. «Vicino c’è poi un impianto sportivo che ovviamente va inserito in questo contesto. Facile immaginare il turista che scende a Mori Stazione e in pochi minuti arriva ai piedi della ruina, con un colpo d’occhio che abbraccia tutto. Facile anche pensare poi ai collegamenti, magari con una piccola funivia verso le orme e con navette verso la città».

Robert Tosin, dal quotidiano Trentino, sabato 8 agosto 2020

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