L’interramento dei binari in città surriscalda la campagna elettorale

L’interramento dei binari in città surriscalda la campagna elettorale

Trentino, 12 luglio 2020

Chi può dire che non sia una bella idea quella di interrare la linea ferroviaria tra la Baldresca e la rotatoria del Quercia per “ricurire” la città oggi divisa dai binari? Nessuno visto che, tra l’altro, se ne parla da decenni. Ora la proposta viene rispolverata (e aggiornata ovviamente) dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti sulla base dell’accelerazione del governo che mette a disposizione nuovi fondi (per Rovereto il costo preventivato è di 400 milioni) sui cantieri ferroviari. E il tema dell’interramento ferroviario (in superficie prevista una strada che forse eviterebbe la tangenziale ovest) surriscalda il confronto politico in vista anche del voto amministrativo. L’assessore all’urbanistica e attività culturali Maurizio Tomazzoni non si accontenta dell’idea ma parla della necessità di «una profonda riflessione urbanistica» ed oltre agli aspetti positivi ma anche quelli negativi dettati sia dai tempi di realizzazione («minino 20 anni») sia dal «rischio di bloccare nella morsa del traffico Rovereto per altri decenni». Dal canto suo, invece, il candidato del centrodestra-civici Andrea Zambelli afferma che «l’interramento ferroviario nel tratto cittadino conferma nei fatti la volontà della Provincia di metter Rovereto al centro del proprio piano di sviluppo strategico del Trentino dei prossimi anni. Coma mai avvenuta nel passato. E in questo caso la sintonia tra governo provinciale e il futuro governo cittadino da parte della coalizione che guido non potrà che accelerare tali percorsi».Pozzer: noi ci siamo
E i Verdi che dicono? Ruggero Pozzer ricorda che la proposta «fa parte da molto anche del bagaglio propositivo dei Verdi… e che era stata sintentizzata nel documento trasmesso dal mio gruppo al consiglio comunale… Può apparire fuori luogo per i Verdi assecondare proposte di una Giunta provinciale leghista, ma quando l’idea è buona e giusta la condivisione è conseguente».L’assessore Tomazzoni parla di scenari «molto interessanti… Su tutti prevale quello di poter immaginare una città non più divisa dal netto taglio invalicabile dei binari (e della strada statale), ma con est ed ovest collegati da uno spazio prevalentemente pedonale e ciclabile con una stazione aperta sui due lati della città ove possa avvenire una facile intermodalità di trasporto. Immaginare è sempre possibile, e lo sblocco di ingenti risorse per opere pubbliche consente di farlo. Necessario però far precedere un progetto di tale epocale portata, da una profonda riflessione urbanistica. Guai se ancora una volta, prima si fa l’opera, e poi si aspetta di capire quali sono le conseguenze… Si aprirebbe uno spazio di collegamento tra la zona di S. Giorgio sempre più a vocazione didattica e artigianale, e creerebbe un grande asse tra la ex Manifattura Tabacchi di Sacco, il polo Meccatronica, e corso Rosmini fino a raccordarsi col corso Bettini, che ospitano edifici scolastici ed universitari». Tomazzoni: le note dolentiTutto bene, dunque? Non proprio. E qui per Tomazzoni arrivano le note dolenti: « I tempi di realizzazione che devono prevedere un by-pass ferroviario da qualche parte. Il fatto che tutti i progetti di cui qualcuno già finanziato con interramenti vari, che saltano col rischio di bloccare nella morsa del traffico Rovereto per altri decenni. Infine una serie di questioni. Primo: tale interramento prevede di portarsi sotto terra anche la Tav? Secondo: interrare significa liberare la città da un taglio netto, oppure solo per la secante? Se così fosse tanto vale lasciarle affiancate come ora, altrimenti la tangenziale ovest diventa ancora di più necessaria per non vanificare l’idea di una futura saldatura tra le parti di città. Terza una considerazione che fa parte di una valutazione politico-urbanistica: a Roma e poi a Trento, se si decide di investire cifre così importanti per la ferrovia (non bastano certo le briciole pensate dalla Pat: con 400 milioni si fanno poco più degli studi di fattibilità), evidentemente si è ritenuto che la Valdastico (che a mio avviso è e resta PiRuBi, ad indicare anche la datazione dell’idea), è superata. O si investe nella gomma o si investe nel ferro. Lo ha capito anche A22 col tunnel di base, forse potremmo capirlo anche qui» conclude Tomazzoni.Zambelli: ritardi della sinistra«Da almeno trent’anni Rovereto – afferma Zambelli – non riesce ad adeguare le proprie infrastrutture viarie a causa di amministrazioni incapaci di assumere decisioni e di dare concretezza alle legittime attese della città. Limitandosi agli ultimi cinque anni il consiglio comunale uscente in termini di previsioni infrastrutturali non è stato in grado di svolgere il suo lavoro – cioé scegliere – impantanando la città in un eterno presente senza prospettive. Ora questa proposta che va salutata come la grande occasione per concretizzare idee sedimentate da decenni. Strano che colga di sorpresa gli attuali amministratori che forse non conoscono la storia della pianificazione urbanistica di Rovereto…» Per Zambelli l’opera, visto quanto fatto a Genova con il nuovo ponte Morandi, potrebbe essere pronta anche in meno di 7-8 anni «con una serrata collaborazione tra le istituzioni coinvolte. E’ un auspicio che la comunità roveretana si merita di veder soddisfatto visti i ritardi decennali dovuti a inerzie e disinteresse da parte delle varie amministrazioni di sinistra, locale e provinciale, che hanno governato con lo scopo di accentrare risorse quasi unicamente nel capoluogo verso il quale sono confluite anche funzioni di pregio sottratte a Rovereto… In questo contesto sarà necessario che la soluzione dell’attraversamento della città verso ovest sia accompagnata da una altrettanto valida soluzione viabilistica verso est. L’attuale amministrazione ha riesumato per pura opportunità elettorale, e anche in contraddizione con posizioni assunte in passato dai propri singoli componenti, la strada di gronda, ma senza la necessaria convinzione per darne attuazione concreta. E’ tempo che la soluzione che verrà ritenuta opportuna anche verso est sia affrontata e risolta con gli stessi metodi e criteri con cui si sta profilando la soluzione verso ovest».

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